Le tre del mattino

“Le tre…” Le tre del mattino, pensò Charles Halloway, seduto sull’orlo del letto. Perché il treno arriva a quest’ora?

Perché, pensò, è un’ora speciale. Le donne non si svegliano mai a quell’ora, vero? Dormono il sonno dei bambini, dei neonati. Ma gli uomini di mezza età? Conoscono bene quell’ora.

Oh, Dio, mezzanotte non è terribile: ti svegli e ti riaddormenti; l’una e le due non sono terribili ti agiti, ma riprendi a dormire. Le cinque o le sei del mattino, c’è la speranza, perché l’alba è là appena sotto l’orizzonte. Ma le tre, Cristo, le tre del mattino! I medici dicono che il corpo umano è alla sua bassa marea, in quel momento. L’anima è spenta. Il sangue si muove lento. Sei più vicino alla morte di quanto lo sarai mai, salvo quando starai per morire. Il sonno è un sentiero di morte, ma le tre del mattino, quando te ne stai disteso ad occhi spalancati, è la morte vivente! Sogni con gli occhi aperti. Dio, se avessi la forza d’alzarti, uccideresti quei mezzi sogni con una scarica di pallini da caccia!

Ma no, sei inchiodato nel fondo di un pozzo inaridito. La luna passa rotolando per guardarti laggiù, con il suo volto stupido. È passato molto tempo dal tramonto e manca molto all’alba, e tu evochi tutte le cose sciocche della tua vita, le incantevoli cose stupide fatte insieme a gente conosciuta così bene e che adesso è morta da tanto tempo… E non era forse vero – l’aveva letto da qualche parte – che alle tre del mattino muore più gente negli ospedali che in qualsiasi altra ora…?

Basta! Gridò silenziosamente.
Si tolse l’altra scarpa, adagio.
Sua moglie sorrise nel sonno.
Perché?

Lei è immortale. Ha un figlio.

È anche tuo figlio!

Ma quale padre lo crede veramente? Non porta pesi, non prova dolori. Quale uomo, come una donna, se ne sta disteso nell’oscurità, portando in sé il figlio? Quelle creature dolci e sorridenti possiedono il grande segreto. Oh, che strani, meravigliosi orologi sono le donne. Il loro nido è il Tempo.

Sono loro che fanno la carne, la carne che afferra e lega l’eternità. Vivono in quel dono, conoscono il potere, accettano, e non hanno bisogno di parlarne. Perché parlare del Tempo quando sei tu il Tempo, e dai forma ai momenti universali, mentre passano, li trasformi in calore e in azione? Gli uomini invidiano e spesso odiano quegli orologi, quelle mogli, perché sanno che vivranno per sempre. E quindi che cosa fanno?

Noi uomini diventiamo terribilmente meschini, perché non possiamo aggrapparci al mondo o a noi stessi o a qualunque altra cosa. Noi siamo ciechi alla continuità, tutto crolla, cade, si fonde, si ferma, imputridisce o fugge. Perciò, siccome non possiamo dare la forma al Tempo, come siamo noi uomini? Insonni. Le tre del mattino. Questa è la nostra ricompensa. Le tre del mattino, la mezzanotte dell’anima. La marea rifluisce, defluisce l’anima. E in un’ora di disperazione arriva un treno… Perché?

“Charlie…”
La mano della moglie gli sfiorò la mano.
“Stai… bene… Charlie?”
Lei si riaddormentò.

Charles non rispose. Non poteva dirle ciò che provava.

Da Something wicked this way comes (in italiano “Il popolo dell’autunno”) – Ray Bradbury

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...