20.38

“Ieri alle 20.38 mi sono innamorato”.

“E di chi?”.

“Non lo so”.

“Come non lo so?!”.

“Non lo so. Ma mi sono innamorato”.

Pausa. Lo guardo basito.

“Sì cazzo! Ieri alle 20.38 ho avvertito chiaramente che mi sono innamorato. E da quell’istante ad ora, non ho fatto altro che avere conferme del fatto che mi sono innamorato”.

“Tu sei scemo. Bevi perdio”.

Gli verso del vino bianco. C’è dello Chenin Blanc e la cosa assurda è che lo fanno qui vicino Firenze. Mi perdo in riflessioni su quanto cavolo è buono sto vino, quando riprende.

“Tommi! Oh, poche storie, mi sono innamorato e ora sono cavoli tuoi”.

“Veramente io ora stavo pensando allo Chenin Blanc”.

“Proprio ora?”.

“Proprio ora!”.

“Che ore sono?”.

“Non lo so”.

“Ok guarda là”.

La vedo entrare ed ha gli occhi a mandorla, il sorriso distante, una canottiera nera, la pelle liscia.

“Eccola”.

“Chi?”.

Lui risponde qualcosa, ma non me ne frega nulla. La seguo con lo sguardo. Ordina. Si viene a sedere accanto.

“Ciao”.

“Ciao”.

“Ciao”.

“Hai detto un Ciao di troppo”.

“Chi?”.

“Tu”.

“Ma l’ha detto lui”.

“Lui chi? Non c’è nessuno qui a parte noi due”.

Mi guardo intorno. Ha ragione.

“Scusa, sai mica che ore sono?”.

“Le 20.38”.

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