Michele, maledetto.

“Michele, maledetto, vieni qua!”.
Gli occhi vanno dal libro, all’ombrellone dietro il mio. Michele avrà sì e no 5 anni e nessuna intenzione di andare là.

“Meschino!”.
Ha la pelle abbronzatissima, il costumino delle tartarughe ninja e se ne sta tutto concentrato e sporco di sabbia. Lei che lo appella in questi modi, è abbandonata su una di quelle seggette da spiaggia, fatta di due tavolette che si incastrano e se ti siedi non ti rialzi più.

“Non fare arrabbiare la zia!”.
Michele continua a giocare con la sabbia a bordo riva. Nemmeno si gira verso la zia.
“Guarda che se ti prendo ti faccio la pelle”.
“Tanto non ce la fai a prendermi, sei grassa”.
Michele le risponde subito, senza mai interrompere il suo ostinato tentativo di ammucchiare sabbia proprio dove rompono le onde sul bagnasciuga. Mucchietti di sabbia bagnata, che spariscono pochi istanti dopo che Michele li ha sistemati.
Passano alcuni secondi di silenzio, in cui capisco che lei è abituata alle risposte di Michele, almeno quanto lui è abituato alle minacce della zia.

“Adesso conto fino a 3 poi vengo lì e ti faccio vedere io, meschino che non sei altro.
Uno.
Due”.
“TRE!” urla Michele girandosi finalmente verso la zia. Che non prova nemmeno ad alzarsi e rimane lì, a guardarlo da dietro gli occhiali e sotto il cappello di paglia.
Non c’è un vero senso di sfida nel TRE! urlato da Michele a sancire l’impotenza della zia. È appena appena uno sfottò. Il suo girarsi è quasi automatico.
E ancora cala il silenzio sonnacchioso, su quella spiaggia sarda nel mezzo della giornata, a far sembrare tutto una piece teatrale, una pantomima, una scena provata e riprovata con tanto di pause e tempi di scena.

Poi Michele si alza e va verso la zia. Le passa davanti, raccoglie da terra il suo asciugamano e se lo tira su una spalla alzando sabbia che il vento porta verso di me. Michele il maledetto si avvia verso il vialetto di una villa privata con accesso spiaggia.
“Io vado a mangiare. Ciao zia!”.
La zia fa un timido tentativo di alzarsi, ma senza vera convinzione. Poi si gira verso Michele che ormai è ben avviato.
“Dopo glielo dico alla mamma”.
“Sì, certo”.

Non so cosa farà da grande Michele, ma vorrei essere lì un giorno per poterlo scoprire.

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