Per capire: Chi

Da anni, ormai, provo a spiegare ad amici e conoscenti che se vogliono capire di politica – e ancor più se vogliono capire gli umori del berlusconismo, ovvero della più diffusa tendenza culturale del paese – non devono rompersi il cazzo con le articolesse di Scalfari, i saggi del Mulino, Ilvo Diamanti, l’onanismo storiografico di Mieli e Romano, il terzo polo di Galli della Loggia. Men che meno devono leggere le robe della destra editoriale, dal Fatto Quotidiano a Libero. Se poi leggono Gramellini, Riotta o Severgnini è del tutto evidente che evito proprio di sprecare il fiato.
Ma insomma, a tutti quelli che ancora hanno qualche speranza, faccio presente che se vogliono almeno farsi un’infarinatura di come girino le cose della politica italiana, devono leggere Chi.

Ai tempi della direzione di Silvana Giacobini, che giustamente mia zia rimpiange perché la informava su tutte le vicende dei reali di mezza Europa, la cosa era molto sottile. Con la direzione di Alfonso Signorini, la svolta verso un settimanale smaccatamente impegnato in politica è apparsa evidente a chi ancora abbia un minimo di gnegnero.
Si parta dal considerare che tra i pochi, pochissimi aggeggi di carta che stanno in edicola e sono in grado di spostare dei voti, Chi è senza dubbio il più forte. Lettori e lettrici che spesso lo usano come principale mezzo d’informazione. Che fruiscono distrattamente della televisione e ancor meno dei social media .. ma insomma, senza farla tanto lunga. Chi orienta il voto di una bella fetta di elettori ed elettrici di età avanzata, ma perfettamente votanti.

E lo fa sulle linee di condotta culturale del più puro berlusconismo delle origini. Quello pre-94, ma già perfettamente politico.
Se Berlusconi fosse Mao, Chi sarebbe il suo libretto rosso settimanale.

Ora, si dà il caso che oggi Chi anticipi che il numero di domani conterrà un servizio esclusivo di Renzi che fa la spesa a Pontassieve.
Ad un lettore delle seghe di Scalfari, tutto questo apparrà privo di significato. Ed il lettore di Gramellini, povero lui, non ricorderà ad esempio che proprio Chi lanciò Renzi sulla ribalta nazionale, con un servizio che lo ritraeva come giovane maratoneta che al termine della lunga corsa abbraccia la famiglia dopo aver saltato la staccionata stile olio Cuore. Una sintesi di gioventù e dinamismo, ancorati ai saldi valori della famiglia e della dieta mediterranea.
Erano i tempi in cui Silvio vedeva in Matteo un erede a cui consegnare il paese.

Altri tempi, ma una speranza che a Silvio, in fondo, è rimasta.
Ecco che a questo punto uno che, invece di leggere quei cialtroni di cui sopra, legge Ciuffoletti, capirà bene che quel servizio significa una cosa sola. E’ Silvio che dice a Matteo, Amico mio, pensaci bene prima di andare dritto verso il Mattarellum a braccetto con Salvini, perché rischi di riprenderlo nel culo come t’è capitato solo poche settimane fa. Che vuoi fare da grande? Il casalingo?”.
Inutile dire, che chi sa leggere le cose della politica, capirà a questo punto non solo e non tanto il senso di questo messaggio, ma che, ancora una volta, nel merito della questione, ha ragione Berlusconi.

Amen.

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