Giacomo Tachis e la luce di Galileo

“Il vino è un composto di umore e luce”.
Queste parole vengono solitamente attribuite a Galileo, che, secondo una vulgata ormai ampiamente diffusa, le avrebbe scritte in una lettera indirizzata al conte fiorentino Lorenzo Magalotti. Tuttavia quando Galileo morì, nel 1642, il conte Magalotti aveva appena cinque anni ed è difficile immaginare che, per quanto precoce, potesse intrattenere sì dotta corrispondenza col più grande scienziato della sua epoca.
La storia, quindi, è un’altra. Quelle parole sono sì attribuibili a Galileo. Ma sono giunte fino a noi non attraverso l’opera dello scienziato, ma del conte Magalotti. Fu proprio lui, infatti, a rimanere colpito da quella frase sul vino dopo averla sentita riportare, a voce, da un allievo del Galilei e a trascriverla così in una sua lettera che è giunta fino a noi.
A distanza di oltre tre secoli, quella stessa frase che aveva colpito Lorenzo Magalotti, affascinò un altro grande uomo, Giacomo Tachis, il padre della moderna enologia italiana, creatore di tanti vini che hanno ridato all’Italia un posto di prestigio tra i maggiori produttori mondiali e purtroppo recentemente scomparso.
Il vino, dunque, come composto dell’umore della terra e della luce che arriva dal cielo, in una sintesi che rimanda ai simbolismi dell’alchimia, ma che coglie con intuizione premonitrice anche le chiavi biologiche dei processi fermentativi che trasformano in vino il succo di quel “mirabile laboratorio” che è il chicco d’uva. Un filo rosso che lega il pensiero di due grandi uomini, scienziati e pensatori, come Galileo Galilei e Giacomo Tachis.
Il libro Giacomo Tachis e la luce di Galileo è nato così per rendere omaggio alla vicenda di Giacomo Tachis e alla sua curiosità intellettuale che lo faceva spaziare dai testi classici alla biologia, in una incessante ricerca di sapere e conoscenza.
Cesare Pillon, ne ha ricostruito la biografia grazie alla propria esperienza di grande conoscitore e narratore del vino, che nella propria carriera ha incrociato tante volte Tachis e i suoi vini. Paolo Panerai, giornalista ed editore, produttore di vino in Toscana, a Castellare di Castellina e Rocca di Frassinello, e in Sicilia, a Feudi del Pisciotto e Gurra di Mare, ha arricchito il libro con i ricordi del suo rapporto con Tachis e con la rivelazione del mondo del vino di cui il dr. Giacomo è stato il protagonista fra Italia e Francia. Tachis è il padre, nell’interpretazione ideale dei principi di Galileo, di tre vini di successo delle aziende di Panerai, pur non avendo mai avuto un rapporto economico con le stesse. Infatti, la relazione si è intrecciata sul filo di un rapporto che è stato personale grazie anche al tramite di Alessandro Cellai, enologo di tutte le aziende, allievo, amico e delfino designato proprio di Giacomo Tachis. Tommaso Ciuffoletti ha infine ricostruito la storia e il testo della lettera in cui Magalotti fissa il ricordo di quella celebre frase di Galileo Galilei.
Un libro, Giacomo Tachis e la Luce di Galileo, per tutti i coloro che amano il vino, la sua cultura, il suo valore anche terapeutico, siano essi addetti ai lavori o semplici wine lover.

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