Jakarta, il traffico, il tao

Negli anni ’70 era ormai chiaro da tempo che con la rivoluzione della meccanica quantistica, della teoria della relatività e dell’analisi del mondo submicroscopico tutto quello che i concetti di materia, di spazio e tempo, di particella – si pensi alla luce – avevano espresso fino ad allora non erano più servibili e anzi, il loro stesso impiego come parole poteva risultare fuorviante. Non solo, ma alcuni studiosi investigarono con grande profondità il rapporto che curiosamente lega la mistica, in particolare quella orientale, ai concetti della nuova fisica. Si tratta di un filone di studi che mi incuriosisce molto, ma che fino ad oggi non avevo mai afferrato nel pieno delle sue reali implicazioni.

Non capivo, ma poi ne ho trovato la verità che è qui. E si agita e scorre in un fluire senza inizio e senza fine.

Il traffico di Jakarta.
È stata l’illuminazione.

Motorini guidati da donne velate capaci di ridefinire la geometria euclidea nello spazio di due sorpassi. Taxiscooter capaci di rimuovere ogni ostacolo della ragione alla scelta delle proprie traiettorie. Demoni di regni lontani. Particelle di una fisica mistica. Corpi senza sostanza se non quella del vuoto essere. Divinità che muovono motori celesti con l’assoluto distacco di manovre proibite al pensiero comune. Senza inizio, senza fine, senza logica apparente.

In altre parole dei criminali balordi motorizzati fuori di cervello. Pensate a 10milioni di Valentini Rossi napoletani sotto acido che si mettono a sgassare tutti insieme per le strade di un luna park di cementi e lamiere.
Cabaret mistico.

Il Buddah è ovunque, diceva Pirsig, anche negli ingranaggi della moto.
Ecco, qua ci convive insieme ad un intero pantheon di forze che sfuggono alla ragione.
E sono la meraviglia.


Bibliografia consigliata:

. Il tao e Aristotele di Richard Nisbett

. Come gli hippie hanno salvato la fisica di David Kasier

. Il tao della fisica di Fritjof Capra

. Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert Pirsig

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