Renzi, secondo me

PREMESSA
(ad un libro mai scritto)

E’ il 16 di agosto (2013) e i giornali, a Dio piacendo, non sono in edicola. Ma quelli che si trovavano fino a ieri, nella cronaca locale e in alcuni casi con l’onore della ribalta nazionale, riportavano la notizia del sorvolo delle spiagge toscane da parte di aerei recanti striscioni promozionali affittati dalla rinascente Forza Italia per comunicare ai bagnanti la non sorprendente solidarietà dei fedelissimi di Berlusconi a Berlusconi medesimo.
Tratterebbesi di trovata pubblicitaria con scarsi riflessi politici – certo il mezzo scelto s’inserisce, così come Forza Italia,  nella scia del revival anni ’80/90[1] che ormai da tempo (troppo) imperversa in ogni ambito del costume, ma non sarebbe di per sé motivo sufficiente a suscitare gran sorpresa – non fosse che la notizia di colore risulta farcita di polemica politica grazie all’istintiva e, sia concesso, un po’ ottusa reazione del Partito Democratico toscano che proprio nei giorni del sorvolo ha deciso di mettere in atto quella che è stata definita, non senza un implicito sfottò, “la contraerea democratica” a base di volantini distribuiti ai bagnanti sorvolati per far loro sapere che secondo Costituzione tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, Berlusconi compreso.

Ammesso e non concesso che i bagnanti, nonostante le botte di calore del solleone, fossero all’oscuro dell’uguaglianza, formale s’intende, di tutti loro davanti alla legge, rilevato sommariamente che il volantino è forma di comunicazione molto più molesta per il bagnante medio italiano, preso da Gazzetta della Sport, bibita e olio solare, che non l’essere sorvolato da un aereo recante striscione, quello che vale la pena sottolineare è l’analisi che sta alla base di questa azione politica dai riflessi mediatici controproducenti per coloro che l’hanno messa in atto[2]. I fini strateghi che hanno pianificato la contraerea democratica sono il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi (e non starò qui ad accodarmi a quanti hanno fatto notare l’inopportunità che chi ricopre un ruolo istituzionale si faccia promotore di una simile iniziativa) e il segretario regionale del PD, tale Ivan Ferrucci che ha spiegato le ragioni del volantinaggio con queste parole: “L’emergenza economica non è finita. Nel nostro paese ci sono milioni di disoccupati, tantissimi i giovani che non trovano lavoro. Le imprese hanno poco credito e difficoltà a competere sui mercati globali. E’ necessario ripensare l’architettura dello Stato, per renderlo efficiente ed in linea coi tempi moderni. Bisogna trovare la maniera di abbattere il debito pubblico senza devastare lo stato sociale, soprattutto avaro con quegli stessi giovani che non trovano oggi lavoro o lo trovano con modalità precarissime”. Questi sono, dice Ferrucci, “i temi più urgenti ed evidenti, che riguardano il paese di tutti, i figli di tutti, il lavoro, l’economia, lo stato sociale. Con tutto questo bel da fare, abbiamo tempo e voglia di occuparci di Silvio Berlusconi? Basta!”.

Basta occuparsi di Berlusconi! Disse quello che organizzava il volantinaggio per parlare di Berlusconi.

Occorre essere indulgenti con il buon Ferrucci, perché ci permette di azzardare una piccola analisi del doppio deficit che la dirigenza del PD, e più in generale la sinistra ufficiale, sconta nei confronti della costruzione del proprio messaggio politico e, in chiave competitiva, nei confronti del centrodestra berlusconiano. Ferrucci, infatti, non si rende conto, mentre snocciola con zelo il più ovvio dei programmi di ottime intenzioni, che lo fa per presentare un’iniziativa che tradisce esattamente quelle ottime intenzioni. Iniziativa indetta per reazione istintiva ad una, altrimenti innocua, campagna promozionale ad personam dei propri avversari. Col risultato che dovrebbero essere proprio questi ultimi i primi a dover ringraziare Ferrucci e il regionalpresidente Rossi dell’eco offerta gratuitamente allo spot a pagamento del sorvolo.

In quegli stessi giorni un altro esponente del centrosinistra con aspirazioni da leader, ma con una formazione assai diversa da quella di Rossi e Ferrucci (ma anche di Bersani, Epifani, Cuperlo e compagni) dava ben altra lezione di come oggi sia decisivo per un politico valutare con attenzione non già i riflessi mediatici del proprio agire politico, ma i riflessi politici del proprio agire mediatico.

Matteo Renzi, da tempo impegnato in una campagna per la propria affermazione di leader nazionale, si trova oggi nella difficoltà di convincere i cittadini di Firenze, di cui continua ad essere sindaco, che lui c’è e si dà da fare per la città e non solo per sè medesimo[3]. E così, prima di partire per un soggiorno “ammerigano” che sembra giocare un po’ su quell’immagine di Obama dei lungarni[4]  che in fondo non gli dispiace, il nostro è stato impegnato in un paio di iniziative spot che hanno conquistato le generose pagine dei quotidiani locali. La prima è stata la demolizione di una ex-discoteca, il Meccanò, che si trovava nel parco delle Cascine, uno dei polmoni verdi di Firenze, da lungo tempo proverbiale patria notturna di prostitute e spacciatori, che lo stesso Renzi aveva promesso di riqualificare, facendo di tale impegno un punto tanto dirimente del suo mandato da fargli dichiarare che se non avesse avuto successo in tale impresa non si sarebbe ricandidato[5]. In realtà per le Cascine poco è stato fatto dal 2009 ad oggi e dato che la cosa iniziava a suscitare più di qualche perplessità anche nei suoi sostenitori, Renzi ha pensato bene di correre ai ripari nel modo più rapido e conveniente. Il sindaco rottamatore ha provveduto infatti a recarsi sul luogo della demolizione per farsi ritrarre a bordo di una ruspa in jeans, casco giallo antinfortunio e t-shirt bianca[6]. Il carattere smaccatamente autopromozionale dell’iniziativa era evidente già ad una prima occhiata del suddescritto quadretto, con Renzi che più che un demolitore pareva uno dei Village People (copyright: Gabriele Toccafondi, leader del Pdl fiorentino e nemico-amico di Renzi). Eppure le sue foto e le cronache della mattinata da demolitore, da rottamatore, hanno fatto furore sulle pagine di quotidiani locali e nazionali. Più locale, ma altrettanto valorizzata, l’eco dell’altra iniziativa agostana di Renzi, quella annunciata con l’intenzione di voler cambiare il nome di 100[7] strade fiorentine, affidando la scelta dei personaggi a cui re-intitolarle agli studenti delle scuole fiorentine[8]. Anche in questo caso, a ben vedere, si tratta di annuncio dal valore simbolico, ma di sostanza vaga, in grado di arrecare più disturbo che giovamento ai residenti delle vie a cui verrà cambiato nome, fumoso nel chiarire chi deciderà quali saranno i nomi da abbandonare, eppure, come nel caso della demolizione fotografica ottimo per dare da scrivere alle redazioni dei quotidiani locali oppresse dall’afa agostana di Firenze.

Ma Renzi non è Ivan Ferrucci, non è Enrico Rossi. E’ un politico in questo assai moderno. Renzi valuta l’effetto politico del suo agire mediatico. E muove quest’ultimo esattamente per fini politici, non per mero vezzo presenzialista (dal quale, pure, non è immune). Come detto, infatti, Renzi aveva l’urgenza di congedarsi per le vacanze facendo passare il messaggio che lui c’è, è ancora il sindaco di Firenze e si sta dando da fare per svolgere al meglio quello che lui chiama con enfasi il mestiere più bello del mondo. Si potrà obiettare che le iniziative scelte non brillino per sostanza amministrativa e forse che non siano nemmeno le più azzeccate per accreditare un’immagine di dedizione ai veri problemi della città. Ma se siete in ferie finalmente e avete al massimo voglia di leggere sulla Gazzetta dello Sport quali fenomeni estivi del calcio globale stanno per essere acquistati dalla vostra squadra, getterete un’occhiata distratta ai titoli dei quotidiani locali o forse vi limiterete a leggerne le civette agli angoli delle edicole. Vedendo scritto che “Renzi demolisce il Meccanò” o “Renzi cambia nome a 100 vie di Firenze” vi immaginerete il nostro tutto preso da un ferragosto di lavoro al servizio della città. E Renzi avrà avuto di nuovo ragione.

Basterebbe questo per giustificare l’attenzione che merita un ragazzo di 38 anni che su una vittoria ottenuta per 16.000 voti in una competizione elettorale per la scelta del candidato sindaco di centrosinistra in una “città piccola e povera” (copyright: Sergio Marchionne, per la gioia dei concessionari Fiat di Firenze) ha costruito nel breve volgere di 4 anni, una carriera che lo porta oggi alla ribalta del palcoscenico politico nazionale.

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[1]Forse ricorderete il vecchio spot televisivo di una casa di gelati, proprio toscana se non ricordo male, la cui sequenza principale era esattamente quella di un aereo che sorvolava le spiagge di bagnanti in braghette di tela che levavano lo sguardo per ammirare lo striscione con il logo dell’azienda trasportato dall’aereo.

[2]Anche se la scena di dirigenti regionali del PD che in braghette di tela e sandalo infradito distribuiscono volantini ai clienti, magari russoputiniani, di qualche sciccoso bagno di Forte dei Marmi ha un che di poetico.

[3]La campagna di Matteo Renzi per le primarie a sindaco di Firenze del 2009 era accompagnata dallo slogan Prima Firenze (quella di Zaia per la presidenza della Regione Veneto, dallo slogan Prima il Veneto e quella della Lega maroniana dallo slogan Prima il Nord, per una geografia politica di priorità e affinità, dove comunque Renzi fa scuola) a rappresentare la sua intenzione di farsi interprete diretto dei bi-sogni della città, da troppo tempo mediati in via esclusiva e sovente traditi da vari agglomerati di poteri e poterini che stavano nei partiti, sindacati e cooperative locali. Oggi tuttavia quel Prima Firenze suona come un vago ed ingenuo ricordo sullo sfondo della corsa solitaria del giovane sindaco verso più ambiziosi traguardi.

[4]Non vorrei sbagliare, ma credo che il primo ad appellarlo così su un giornale sia stato David Allegranti del Corriere Fiorentino

[5]L’Unità Toscana – 31 marzo 2010

[6]T-shirt bianca, ma recante stampa di una frase di Jim Morrison a cui il Corriere della Sera nazionale ha pure dedicato un francobollo con tanto di foto del compianto, ed in questo caso innocente, James Douglas Morrison. Che poi il povero Morrison è stato in vita vittima di sè stesso e da morto di un culto ingenuo come l’adolescenza, ma ricco di interessi da marketing della bandana, dell’ennesima raccolta di hits e, appunto, della t-shirt da stereotipo ribelle in brufoli e ansia da ricerca d’identità. Matteo Renzi ha però 38 anni e trascorsi da boy scout. E’ inevitabile che quando s’inoltri per il sentiero del marketing del ribelle si rivolga ad icone stereotipate, ma grottesche se usate da uno che non è più un adolescente da svariati anni e adolescente ribelle lo si fatica ad immaginare anche quando, adolescente, lo era. 6a. Peraltro fa sorridere l’intento di Renzi di costruirsi questa immagine di ribelle postumo. Intento sincero, ma che lo porta a mettere una maglietta di Jim Morrison a 38 anni, quando a 16 scriveva editoriali su Forlani (vedi Matteo Renzi. Il rottamatore del PD di David Allegranti, Vallecchi, Firenze, 2011)

[7]La scelta del numero 100 è l’ennesimo ossequio scaramantico ad un numero che ha portato bene a Renzi sin dalle primarie per il sindaco di Firenze, quando si presentò con un programma di 100 punti da realizzare nei primi 100 giorni. Di quei punti pochi sono stati realizzati e l’eredità più viva, oggi, di quel programma è il permanere di questa scaramanzia cabalistica che il genio del giornalista fiorentino Leonardo Testai ha definito “centology”.

[8]Nel luglio 2011, in una cittadina tedesca dal nome irriferibile, la decisione a mezzo referendum popolare su quale fosse il personaggio a cui dedicare un nuovo tunnel da inaugurare portò alla netta affermazione di Bud Spencer, al secolo Carlo Pedersoli. Se davvero faranno scegliere liberamente i ragazzi delle scuole, senza indirizzarli più o meno esplicitamente, confido almeno in una piazza Giancarlo Antognoni e in un viale Omar Gabriel Batistuta.

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