Il pudore e le assemblee

Se un cittadino dotato di medie capacità intellettive, di cultura modesta, ma alfabetizzato e dotato di sufficiente buonsenso da avere coscienza di sé e di quel po’ di mondo che lo circonda; ebbene se costui avesse in sorte di presenziare alla riunione, ad una assemblea democratica, di qualsivoglia partito in qualsivoglia sezione o federazione dell’italica penisola, avrebbe fondato motivo di chiedere la chiusura per decreto dei partiti tutti, per ragioni di igiene morale e tutela dell’assetto democratico del paese.

Ma tutto ciò andrebbe perso come lacrime nella pioggia.
Per evitarlo, abbiamo formalizzato una breve analisi sul funzionamento delle assemblee democratiche, tratta dall’esperienza diretta. Esperienza come dirigenti (o presunti tali) di partito e/o associazioni politiche.

Quanto segue è un prontuario indispensabile per svolgere senza illusioni un lavoro sporco … che se poi qualcuno deve proprio farlo, non è detto dobbiate essere voi.

Punto 1) Il guaio delle assemblee democratiche è che le persone di buonsenso hanno pudore.
Il pudore che solo le persone di buonsenso hanno, è ciò che le inibisce dal prendere parte a dibattiti e discussioni pretestuose, imbandite da chi tale pudore non contempla o è disposto a mettere serenamente da parte in nome di interessi propri ed esclusivi. Questo rende strutturalmente minoritarie le ragioni del buonsenso anche laddove la maggioranza dei riuniti in assemblea ne sia dotata.

Punto 2) Specularmente vale anche la regola per cui le persone prive di buonsenso, o più precisamente prive di un buonsenso applicato alla realtà di gruppo, sono spudorate.
La spudoratezza è infatti propria di chi non è dotato di buonsenso, laddove per “buonsenso” intendiamo la capacità di com-prendere ragioni altre dal proprio interesse. Più precisamente la spudoratezza è propria di chi strumentalmente persegue fini o difende interessi che solo lui medesimo, o un gruppo particolare, ritiene degni di tutela anche a scapito dell’interesse collettivo.

Caso di studio: la formazione degli organi dirigenti di un partito.
Fino all’attimo precedente la formazione di qualsivoglia organo dirigente di un partito, voi che ne siete i dirigenti non troverete nessuno che si tratterrà dal dare consigli del tipo: “abbiamo bisogno di organi snelli”, “c’è bisogno di rinnovamento”, “meglio poche persone, ma operative, piuttosto che tante che non fanno niente”.
All’apparenza questi potranno sembrare consigli dettati da persone che di quel buonsenso di cui dicevamo prima, sono talmente dotate da potersi permettere di dispensarne in pillole al prossimo loro. Buonsenso che porta a cogliere le necessità di un gruppo, in relazione al lavoro che esso deve svolgere per il bene comune.

Non fatevi ingannare! Si tratta del più classico dei paradossi del BDD, Buonsenso Diffuso e Disatteso. Fino al momento precedente la definizione degli organi, infatti, il buonsenso, che traspare da quei consigli così fraternamente concessi, appare tanto diffuso che sarà poi impossibile tener fede ai dettami che esso imporrebbe. Come fare, con tante persone di buonsenso che affollano la vostra assemblea, a selezionare solo pochi di loro?

La realtà che sta dietro tale paradosso è che quei sani consigli sono semplicemente, almeno nella maggioranza dei casi, il modo più ovvio per accreditarsi come indispensabili membri di quegli organi che si vorrebbero snelli ed operativi. Al momento in cui uno qualunque di coloro che tanto buonsenso hanno manifestato fino ad un attimo prima, si trovasse escluso – per quelle stesse ragioni che all’apparenza essi stessi caldeggiavano – sarà pronto a mettere da parte ogni buonsenso e pudore per recriminare su quella che adesso è diventata una scelta discriminante e faziosa.

Possibili soluzioni: tra tigna e fanculamento

A) Se siete tignosi tirate dritto senza troppo badare alla vostra presunta e inevitabile faziosità
B) Se avete di meglio da fare nella vita, fanculizzate tranquillamente la vostra avventura politica e dedicatevi ad impegnare più proficuamente il vostro tempo
C) Se avete l’aureola o siete in odore di santità, dedicatevi a ricucire ogni strappo nel modo più ragionevole possibile. In tal caso, oltre a farvi un sincero “in bocca al lupo”, non possiamo che consigliarvi massicce dosi di Prozac.

Bibliografia essenziale: Carlo Cipolla, Allegro, ma non troppo
http://www.ibs.it/code/9788815019806/cipolla-carlo-m-/allegro-non-troppo.html 

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